Le calze antitrombo dopo l'intervento
Le calze ad elastocompressione graduata (calze antitrombo) sono un presidio fondamentale dopo un intervento di chirurgia ortopedica agli arti inferiori. Comprimendo dolcemente le vene delle gambe, aiutano il sangue a risalire verso il cuore e, insieme ai farmaci anticoagulanti e alla mobilizzazione precoce, riducono il rischio di Trombosi Venosa Profonda (TVP) ed embolia polmonare.
1. Quale tipo di calza utilizzare?
Le principali linee guida ortopediche e le raccomandazioni del CHEST (American College of Chest Physicians) indicano l'utilizzo di calze elastiche preventive con compressione graduata, tipicamente intorno ai 18–21 mmHg alla caviglia. Si tratta delle classiche calze bianche post-operatorie, spesso con un foro in corrispondenza delle dita per consentire il controllo della circolazione.
Calze antitrombo a cosciale e modello a gambaletto
Esistono modelli a gambaletto (sotto il ginocchio), a cosciale (fino alla radice della coscia) e, in casi particolari, modelli tipo collant con fissaggio in vita (utilizzati soprattutto in caso di importanti edemi o varici estese). Gli studi clinici non hanno mostrato una differenza significativa in termini di prevenzione della trombosi tra gambaletto e cosciale, purché la calza sia della misura corretta e indossata in modo continuativo.
2. Vanno portate tutto il giorno e tutta la notte?
Sì. Soprattutto nelle prime settimane dopo l'intervento, le calze antitrombo vanno indossate 24 ore su 24, sia di giorno sia di notte. Il rischio di ristagno venoso, infatti, è massimo proprio durante i periodi di immobilità prolungata (sonno, riposo a letto o in poltrona).
Possono (e devono) essere rimosse brevemente per l'igiene personale, per ispezionare la pelle e per farla respirare (in genere 30–60 minuti al giorno sono sufficienti), ma è importante rimetterle subito dopo, prima di alzarsi dal letto.
3. Vanno indossate da entrambe le gambe?
Sì. È un errore frequente pensare di proteggere solo la gamba operata. In realtà, nel periodo post-operatorio l'attività globale si riduce e anche la gamba “sana” tende a muoversi meno del solito: di conseguenza è anch'essa esposta al rischio di stasi venosa. Per questo motivo le calze vanno indossate su entrambe le gambe, salvo controindicazioni particolari (es. ulcere o infezioni cutanee localizzate).
4. Per quanti giorni vanno utilizzate?
La durata dell'utilizzo delle calze dipende dal tipo di intervento, dal grado di mobilità raggiunta e dai fattori di rischio individuali (età, peso, storia di trombosi, terapia ormonale, fumo, ecc.). Le principali linee guida internazionali (incluse le raccomandazioni CHEST) suggeriscono una profilassi prolungata soprattutto dopo la chirurgia protesica maggiore.
Dopo Protesi d’Anca (PTA) e Protesi di Ginocchio (PTG)
Si tratta di interventi di chirurgia maggiore con un rischio tromboembolico aumentato rispetto alla popolazione generale. Le linee guida CHEST raccomandano una profilassi estesa fino a circa 35 giorni dopo la chirurgia, integrando terapia farmacologica e, quando indicato, compressione elastica.
Nel nostro percorso, in assenza di controindicazioni specifiche, indico in genere di mantenere le calze antitrombo per circa 30–40 giorni dopo l'intervento, in parallelo alla ripresa della deambulazione e al progressivo abbandono delle stampelle. In caso di gonfiore persistente o di fattori di rischio aggiuntivi, la durata può essere personalizzata.
Dopo Ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore (LCA)
Dopo la ricostruzione del LCA il paziente viene incoraggiato ad appoggiare il piede a terra fin dai primi giorni, ma il carico resta inizialmente parziale e si utilizzano le stampelle. Per questo motivo il polpaccio non lavora ancora a pieno regime e la circolazione può essere più lenta.
In assenza di fattori di rischio particolari, consiglio in genere di mantenere le calze per circa 15–20 giorni, il tempo necessario per recuperare un cammino più fluido e una buona attivazione muscolare del polpaccio.
Dopo Artroscopia di Ginocchio (menisco, cartilagine)
La chirurgia artroscopica è meno invasiva rispetto alla protesica. Le linee guida internazionali sottolineano che, nei pazienti a basso rischio, la profilassi farmacologica prolungata non è sempre necessaria. L'uso delle calze, tuttavia, rappresenta una misura semplice e a basso rischio, utile non solo per la prevenzione tromboembolica ma anche per contenere il gonfiore.
In caso di semplice meniscectomia (regolarizzazione del menisco), con rapido ritorno al carico completo, le calze possono essere utilizzate per circa 7–10 giorni. In caso di sutura meniscale o di interventi su lesioni condrali, dove il carico va limitato per più tempo, il loro uso può essere prolungato fino a 3–4 settimane, in parallelo alle indicazioni sulle stampelle.
5. Alcuni consigli pratici
- Indossale al mattino: il momento migliore per indossare le calze è al risveglio, quando la gamba è meno gonfia.
- Attenzione alle pieghe: controlla che non si creino righe o arrotolamenti dietro al ginocchio o alla caviglia, perché potrebbero comprimere troppo una zona ristrette.
- Idratazione della pelle: utilizza creme idratanti leggere la sera, dopo aver rimosso le calze, per mantenere la pelle elastica e prevenire irritazioni. Evita però creme molto unte subito prima di rimetterle, per non rovinare il tessuto.
- Controlla dita e unghie: se dovessi notare dita violacee, molto fredde o formicolii persistenti, è bene allentare immediatamente la calza e avvisare il medico.